Prima di affrontare gli omicidi di Jack lo Squartatore, occorre fare un passo indietro e cercare di entrare nella mentalità e nei luoghi in cui questi furono perpetrati.

Occorre comprendere come Londra abbia influenzato la società dell'epoca. Per fare ciò è necessario vedere che ruolo avesse la città nel complesso scacchiere geo-politico dell'epoca.

Londra è il cuore dell'Impero Britannico che si formò in 300 anni, attraverso una serie di fasi di espansione tramite il commercio, la colonizzazione o la conquista, alternate con fasi di diplomazia pacifica e commercio o da contrazione dell'Impero. I suoi territori si trovavano in ogni continente e in ogni Oceano, e fu spesso accostato all'Impero Spagnolo, sul quale "non tramontava mai il sole". Benché la sua superficie massima fu raggiunta nel 1918 e mantenuta tale fino al 1932 (anno in cui fu concessa l'indipendenza dell'Iraq), il suo culmine come potenza economico-politica fu tra la fine del XIX secolo e gli inizi del XX.

L'Impero britannico prese forma nel primo XVII secolo, con la fondazione delle 13 colonie in Nord America — che sarebbero in seguito diventate gli Stati Uniti — e delle province atlantiche del Canada, e con la colonizzazione di isole più piccole nei Caraibi come Giamaica e Barbados.

Le colonie Caraibiche, dove la base dell'economia divenne schiavistica, furono agli inizi le colonie più importanti e lucrative. Le colonie americane avevano meno successo commerciale, producendo tabacco, cotone e riso nel sud e materiale navale e pellicce nel nord. Avevano in compenso ampie aree di terra coltivabile e attrassero un maggior numero di colonizzatori inglesi.

L'Impero in America fu lentamente ampliato con guerra e colonizzazione. L'Inghilterra prese possesso di Nuova Amsterdam (in seguito New York) nelle guerre anglo-olandesi. Le colonie americane in crescita si espansero ad ovest in cerca di nuove terre coltivabili. Durante la guerra dei sette anni i francesi furono sconfitti nelle Pianure di Abraham e persero tutta la Nuova Francia nel 1760, dando alla Gran Bretagna il potere sulla maggior parte dell'America del Nord.


In seguito, con la colonizzazione dell'Australia (colonia penale inglese dal 1788) e della Nuova Zelanda (1840), si creò un'ampia zona di migrazione britannica: quest'ultima causò enormi sofferenze alle popolazioni indigene in quanto foriera di guerre e malattie, che ridussero la popolazione locale del 60 - 70% in un secolo. Le colonie ottennero in seguito l'autogoverno, e divennero esportatori di lana e oro.

Il vecchio sistema coloniale inglese cominciò a declinare nel XVIII secolo. Durante il lungo periodo di egemonia conservatrice nella politica interna inglese (1714-1762), l'Impero diventò sempre meno importante e rispettato, fino a che un tentativo fallito di cambiarne le sorti (attraverso tasse, monopoli e maggiore controllo) provocò la guerra d'indipendenza americana (1775-1783), privando l'Inghilterra delle sue colonie più popolose.

Ci si riferisce al periodo come alla fine del "primo impero britannico", per indicare lo spostamento dell'espansione britannica dalle Americhe all'Asia e, nel XVIII secolo, all'Africa ("secondo impero britannico"). La perdita degli Stati Uniti mostrò che le colonie non erano particolarmente benefiche in termini economici, in quanto la Gran Bretagna poteva controllare il commercio con le ex colonie senza pagare per la loro difesa e amministrazione.

Il mercantilismo che aveva caratterizzato il primo periodo coloniale lasciò il posto, in Gran Bretagna e altrove, al liberismo di Adam Smith e Richard Cobden.

La lezione delle colonie americane (il commercio poteva continuare a portare prosperità anche senza il controllo coloniale) contribuì (tra gli anni cinquanta e i sessanta dell'Ottocento) all'estensione dello status di "colonia autogovernantesi" alle colonie in Canada e Australia, considerando i loro abitanti come pionieri della madrepatria. L'Irlanda venne trattata diversamente: nel 1801 fu incorporata nel Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda.

In questo periodo la Gran Bretagna mise fuori legge il commercio degli schiavi (1807) e cominciò a imporre questo principio ad altre nazioni. Per la metà del XIX secolo la schiavitù era sradicata dal mondo occidentale, sebbene continuasse attraverso canali orientali. Il lavoro forzato rimase comunque nelle colonie britanniche fino a circa il 1920. Con la scusa di "bloccare la schiavitù" la Gran Bretagna avrebbe esteso il proprio potere in Africa.

Waterloo -1815
La fine del commercio degli schiavi e del vecchio sistema coloniale portarono all'affermazione del libero commercio. Alcuni sostengono che questa nascita riflettesse semplicemente la posizione economica britannica e non fosse collegata a veri cambiamenti ideologici. In effetti la Gran Bretagna è sempre stata più diligente nell'imporre la propria politica su altri che nel praticarla essa stessa. Nonostante la perdita delle 13 colonie, la sconfitta di Napoleone nel 1815 rese la Gran Bretagna la prima potenza mondiale. Mentre la Rivoluzione industriale le dava la predominanza economica la Royal Navy dominava i mari. L'attenzione prestata dai rivali alle questioni europee permise alla Gran Bretagna di completare la fase di espansione dell'"impero informale", caratterizzato da libero commercio e predominanza strategica.

Tra il Congresso di Vienna del 1815 e la guerra franco-prussiana del 1870, la Gran Bretagna divenne la prima potenza industriale, con il controllo su oltre il 30% della produzione industriale nel 1870. Come "officina del mondo" la Gran Bretagna poté, grazie alle stabile condizione politica dei mercati d'oltremare, prosperare attraverso il libero commercio senza ricorrere al controllo diretto.

Impero Britannico - Mappa Storica

L'Impero britannico dopo il 1870, ritrovatosi in un'Europa dall'assetto geopolitico profondamente cambiato, viveva le spinte del nascente movimento sindacale, i problemi di un'economia che mostrava i segni del rallentamento, le contraddizioni della questione irlandese, oltre i problemi che la politica coloniale poneva.

Nel 1874 Benjamin Disraeli, capo dei conservatori inglesi, assunse il potere in seguito alla vittoria conseguita nell'elezione di quell'anno.

Disraeli attuò importanti leggi sociali a favore della condizione operaia e portò la Gran Bretagna su posizioni di forza nelle relazioni internazionali. La crisi irlandese, relativa alla richiesta d'autonomia, creò tuttavia le condizioni per il ritorno al potere nel 1883 di William Ewart Gladstone.

Londra era il centro dell'Impero, una città di contrasti sorprendenti.  La costruzioni di bellissimi nuovi edifici pubblici e nuovi quartieri residenziali benestanti faceva da contrasto con le orribili  e sovraffollate baraccopoli della capitale dove la persone vivevano in condizioni spesso disumane.  La popolazione passò nel corso del XIX secolo, dai circa 1 milione del 1800 agli oltre 6 milioni un secolo più tardi. Questa crescita superò di gran lunga la capacità di Londra di far fronte ai  bisogni fondamentali dei suoi cittadini.

Ma questa è un'altra storia.

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